Pericolo attentati: ci lasciamo paralizzare dalla minaccia?

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Il pericolo attentati che ci viene trasmesso quotidianamente dai telegiornali viene recepito in modo diverso da ciascun individuo, questo dipende da quanto forte è la nostra percezione del rischio terrorismo e dall’immagine che ci creiamo internamente sugli attacchi.

Questo ci condiziona in modo più o meno accentuato nelle scelte che compiamo quotidianamente, ad esempio in merito alla destinazione delle nostre vacanze estive.

In molti casi infatti si innesca la necessità viscerale di sentirsi al sicuro e quindi di evitare tutto ciò che costituisce una minaccia.

La minaccia del pericolo attentati: percezione individuale

pericolo attentati

L’influenza delle notizie del telegiornale

Le parole pronunciate nei report giornalistici a proposito del pericolo attentati generano automaticamente delle immagini nel nostro cervello che a loro volta creano delle sensazioni che possono essere più o meno amplificate.

Se le sensazioni sono forti il livello di coinvolgimento aumenta riducendo al minimo la distanza dalle immagini negative, proiettandoci quasi all’interno di esse.

Queste percezioni, diverse per ciascuno di noi, sono quelle che danno luogo alle reazioni interne da cui scaturiscono le nostre azioni.

I fattori interni che condizionano la nostra percezione delle minacce terroristiche

Il nostro modo di essere

Il nostro modo di essere e il nostro carattere costituiscono il terreno sul quale le immagini producono le sensazioni: la nostra predisposizione naturale verso determinati atteggiamenti piuttosto che altri ci rende più o meno suscettibili al pericolo attentati.

Infatti, pur senza addentrarci nell’ambito della cronaca, siamo ben consapevoli della attitudine verso comportamenti audaci oppure della nostra naturale inclinazione verso una maggiore tranquillità.

Nel primo caso saremo portati inconsciamente ad aumentare il distacco emotivo verso gli episodi di cronaca, mentre nel secondo la distanza da noi percepita verso le minacce terroristiche sarà minima e l’impatto maggiore.

Il nostro stato d’animo momentaneo

Inoltre, lo stato d’animo momentaneo influisce in maniera determinante sul modo in cui percepiamo le notizie: se ci troviamo in uno stato d’animo positivo e rilassato diminuisce l’impatto che il pericolo di attacchi terroristici ha su di noi.

Questo avviene perché se le immagini che ci creiamo non ci coinvolgono in maniera eccessiva riusciamo a mantenere il distacco emotivo necessario per lasciare lo spazio a ragionamenti logici.

Viceversa se ci troviamo già in una condizione mentale ostile è più facile rimanere vittime di sensazioni negative amplificate e paralizzanti che ci inducono a bloccare eventuali azioni ritenute pericolose per la nostra incolumità.

Quando la paura del terrorismo ci paralizza?

attentato terroristico barcellona

Quando si parla di attentati al telegiornale vengono proiettati suoni, voci ed immagini che il nostro cervello recepisce originando una propria rappresentazione interna di ciò che ha visto ed ascoltato.

Se caratterialmente siamo sensibili a stimoli di questo tipo l’impatto che le notizie sul terrorismo hanno su di noi è elevato e generano una reazione interna che non permette distacco emotivo sufficiente.

In assenza di distacco emotivo il nostro cervello non riesce ad attivare ragionamenti logici e il sentimento di paura che prende piede porta alla conseguente azione bloccante verso quei comportamenti che individuiamo come potenzialmente rischiosi per la nostra incolumità.

Il risultato di questo processo mentale è che scegliamo di non andare nei luoghi identificati come “a rischio terrorismo”.

 

 

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