Mental coach sportivo

Il mental coach sportivo è una figura che si affianca a quella dell’allenatore, che segue la preparazione tecnica di un atleta, per svolgere una funzione complementare.

Questa figura va infatti ad integrare il lavoro svolto sul fisico per permettere agli sportivi di essere preparati anche da un punto di vista psicologico.

Il ruolo del mental coach sportivo

Non bisogna dare per scontato che l’allenatore sappia stimolare efficacemente i suoi atleti perché, indipendentemente dalle sue elevate capacità, non è formato per fornirgli anche un supporto mentale.

Infatti, pur partendo dal presupposto che un atleta per poter ottenere dei buoni risultati deve avere come base una forte autostima ed un altrettanto forte motivazione al risultato, possono capitare periodi in cui la sua concentrazione cala.

Risultati deludenti da riportare in vetta

vincere dipende dalla condizione mentaleNe deriva che egli, pur essendo fisicamente in forma, a livello mentale non gode dello stesso livello di “prestanza” che gli permetterebbe di raggiungere i risultati auspicati.

Capita infatti di vedere professionisti sportivi che si giocano gli appuntamenti importanti con performance altalenanti o addirittura che dopo aver raggiunto l’apice vivono una defaillance lunga un’intera stagione prima di riuscire a tornare stabilmente alle prestazioni che li hanno portati a farsi un nome.

Alcuni atleti raggiungono prestazioni superlative in allenamento, ma in partita o nelle gare non riescono a replicarle.

Ad esempio, vi sono tennisti che durante i palleggi o nelle partite amichevoli mettono a segno colpi eccezionali, ma poi nei tornei importanti hanno il “braccino” perché si fanno prendere dall’ansia di sbagliare.

In questi casi la figura del mental coach sportivo è determinante per poter uscire dal periodo di crisi.

Vincere o perdere le gare dipende dalla condizione mentale

Un esempio emblematico di quanto il coaching sportivo possa influire sulle prestazioni sportive è quello dato da Michael Jordan durante la finale NBA del 1997.

Nonostante il campione fosse in pessime condizioni fisiche a causa di un’intossicazione alimentare, giocò una delle partite migliori della sua vita, segnando ben 37 punti agli Utah Jazz.

Questo fu possibile grazie ad una concentrazione ed una forza di volontà straordinarie.

Infatti, nelle quattro ore precedenti alla partita Jordan memorizzò meticolosamente ogni singolo movimento che da effettuare in campo in modo che quando fu il momento di giocare aveva una sorta di copione interno da eseguire in automatico, che gli permise di agire quasi a livello inconscio.

La partita in questione è entrata nella leggenda: il lavoro mentale messo in pratica da Jordan grazie all’aiuto del mental coach sportivo ha prodotto un risultato incredibile.

Infatti, non solo ha sopperito alle mancanze fisiche per la durata necessaria, ma ha addirittura fornito lo strumento per raggiungere un livello mai visto prima.

Tecniche di coaching sportivo

mental coach sportivo

Esistono varie tecniche che servono per mantenere la giusta concentrazione per tutta la durata della gara.

Entrare nel flow

Una di queste consiste nel fare entrare l’atleta in un flow positivo, che consiste nell’amalgamare una condizione mentale favorevole con un livello ottimale di “attivazione” psico-fisiologica.

Questo stato porta lo sportivo alla piena padronanza del proprio gesto atletico e del proprio potenziale così da fargli ottenere una prestazione eccellente, raggiungendo l’equilibrio l’equilibrio tra le sue capacità ed il livello di difficoltà richiesto dalla situazione agonistica.

Il coinvolgimento emotivo ed il livello di attenzione sono tali da consentire un senso di controllo di sé ai massimi livelli, al pari della perdita di coscienza di tutto ciò che lo circonda e di altri fattori interni come la fame, la sete, il caldo, il freddo.

Durante il flow l’attività sportiva è il fine stesso della prestazione, indipendentemente dagli obiettivi economici e dal prestigio.

La ricompensa infatti viene percepita direttamente nella scoperta dei propri limiti e nella capacità di migliorarsi per cercare di superarli.

Ne consegue una forte motivazione che permette l’accesso a tutta la concentrazione ed al potenziale dell’atleta conferendogli l’autoefficacia necessaria per l’ottenimento di una prestazione eccellente.

Isolamento e nuovi obiettivi

Un’altra tecnica consiste nell’isolamento e nella concentrazione mirata unicamente a ciò che l’atleta sa di dover fare e sul farlo al meglio delle sue possibilità.

In questo caso la persona non avverte nulla di ciò che succede intorno a lui al di fuori della gara, di sé stesso e dell’avversario.

Il lavoro del mental coach sportivo spesso però consiste anche nell’aiutare l’atleta a crearsi nuovi stimoli, specialmente nei casi in cui egli abbia già raggiunto tutti i traguardi che si era prefissato.

In altri casi l’avanzare dell’età, contemporaneamente all’affacciarsi sul panorama sportivo di nuove e fresche leve, possono creare un senso di insicurezza che ha bisogno di essere colmato per aiutare l’atleta a riguadagnare la fiducia in sé stesso.

 

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